Biologi, borse di specializzazione, 1.520 vincitori nell’incertezza: il limite di reddito che rischia di svuotare la riforma
Data:
5 Settembre 2026

Le Università discutono come assegnare i nuovi sostegni destinati ai laureati dell’area sanitaria non medica. La FNOB chiede l’intervento del ministro Bernini: «Soglia anacronistica e biotecnologi esclusi senza motivo»
Doveva essere il provvedimento capace di colmare una disparità durata per anni e di riconoscere il ruolo degli specialisti non medici nel Servizio sanitario nazionale. A poche settimane dalla firma del decreto, però, sulle 1.520 borse destinate ai laureati dell’area sanitaria si apre un nuovo fronte: l’applicazione di un limite reddituale risalente al 1989 potrebbe rendere il sostegno inutilizzabile proprio per molti dei professionisti che hanno vinto i concorsi.
L’allarme è stato lanciato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei biologi (FNOB). Il confronto in corso tra le Università sulle modalità di attivazione delle Scuole e sull’assegnazione delle borse sta creando, secondo la FNOB, forte preoccupazione tra i 1.520 vincitori.
Il decreto firmato alla fine di luglio dal ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, riguarda l’anno accademico 2025-2026 e interessa biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, veterinari e psicologi. È la prima applicazione del nuovo sistema di programmazione delle specializzazioni sanitarie non mediche, definito insieme ai ministeri della Salute e dell’Economia.
Il nodo principale riguarda la legge 398 del 1989, che per alcune borse universitarie prevede un limite di reddito personale di circa 7.500 euro lordi annui. In assenza di una diversa indicazione ministeriale, gli Atenei starebbero valutando di applicare quella soglia anche ai nuovi finanziamenti.
Il risultato rischia di essere paradossale. Uno specializzando che svolga un’attività professionale minima per mantenersi potrebbe superare il tetto e perdere la borsa. Allo stesso tempo, l’importo del sostegno destinato ai laureati non medici è nettamente inferiore rispetto al trattamento riconosciuto agli specializzandi in medicina.
«È una soglia anacronistica, soprattutto considerando che le borse per i laureati non medici hanno un importo pari ad appena un quarto rispetto a quelle riconosciute agli specializzandi medici» osserva il presidente della FNOB, Vincenzo D’Anna, chiedendo che il limite venga aggiornato alla realtà economica attuale.
La questione non è soltanto economica. Le Scuole di specializzazione dell’area sanitaria richiedono frequenza, formazione teorica e attività pratica nelle strutture universitarie e ospedaliere. Per molti laureati, soprattutto se residenti lontano dall’Ateneo, la borsa dovrebbe contribuire alle spese di viaggio, alloggio e mantenimento. Un assegno ridotto, accompagnato dal divieto di superare una soglia reddituale così bassa, rischia invece di selezionare gli accessi in base alle condizioni familiari più che al merito.
La conseguenza potrebbe essere la rinuncia di una parte dei vincitori, proprio mentre ospedali, laboratori, servizi territoriali e istituti di ricerca hanno bisogno di professionisti specializzati. Microbiologia e virologia, patologia clinica, genetica medica, farmacologia, scienza dell’alimentazione, fisica sanitaria, statistica sanitaria e psicologia clinica sono settori nei quali il lavoro multiprofessionale è indispensabile.
Il decreto era stato accolto come il primo riconoscimento strutturale di una disparità. I medici specializzandi ricevono da anni un contratto di formazione specialistica, mentre gli altri laureati sanitari, pur frequentando Scuole necessarie per accedere a numerosi ruoli del Servizio sanitario, hanno spesso affrontato il percorso senza una remunerazione equivalente.
Le nuove borse non cancellano la distanza, ma avviano una programmazione nazionale. Il decreto consente inoltre a Regioni, Province autonome ed enti pubblici o privati di finanziare posti aggiuntivi. Gli Atenei, entro i limiti della propria capacità formativa, possono ammettere anche candidati idonei senza borsa.
La FNOB solleva però un secondo problema: i biotecnologi non sarebbero citati espressamente tra i beneficiari. Per la Federazione si tratta di un’esclusione incoerente con i provvedimenti dello stesso ministero, che hanno riconosciuto l’equipollenza delle lauree magistrali LM-7, LM-8 e LM-9 alla LM-6 dei biologi.
«I biotecnologi sono biologi a tutti gli effetti – sostiene D’Anna –. Devono dunque poter accedere anche loro alle borse di specializzazione». L’assenza di un’indicazione esplicita potrebbe indurre le Università ad adottare interpretazioni diverse, creando disparità tra candidati con titoli considerati equipollenti.
Il rischio è una partenza a geometria variabile: un titolo accettato da un Ateneo potrebbe essere escluso da un altro, mentre il limite reddituale potrebbe essere applicato con modalità differenti. Per questo la Federazione chiede un chiarimento nazionale prima che le decisioni delle singole Università diventino definitive.
Il problema investe direttamente il funzionamento del Servizio sanitario. I professionisti non medici operano nella diagnostica, nella prevenzione, nella sicurezza alimentare, nella ricerca, nella procreazione medicalmente assistita, nei laboratori di genetica e nelle attività di controllo ambientale. In molti casi la specializzazione costituisce un requisito necessario per partecipare ai concorsi nella dirigenza sanitaria.
Una programmazione che finanzi l’accesso alle Scuole ma renda difficile utilizzare le borse rischia quindi di produrre un doppio danno: lasciare scoperti alcuni posti e rallentare il ricambio professionale nel sistema pubblico.
Il presidente della FNOB chiede al ministro Bernini e al Governo un intervento tempestivo. «La formazione specialistica non può essere resa di fatto inaccessibile da un limite reddituale risalente a oltre trent’anni fa, né può escludere professionisti i cui titoli sono stati riconosciuti equipollenti», afferma D’Anna.
Il decreto rappresenta un primo passo atteso da anni. Perché non rimanga soltanto un riconoscimento formale, occorre però sciogliere rapidamente i due nodi: aggiornare o disapplicare il tetto reddituale e chiarire definitivamente la posizione dei biotecnologi. Senza queste correzioni, le 1.520 borse rischiano di essere disponibili sulla carta ma difficilmente accessibili nella vita reale.
Ultimo aggiornamento
5 Settembre 2026, 17:47
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