Far crescere la medicina di laboratorio superando la discrasia fra biologi e medici
Data:
1 Febbraio 2025

Superare la discrasia fra laureati in biologia e in medicina per assicurare alla Medicina di Laboratorio il futuro che merita per il ruolo di tutela della salute.
È questa la tesi sostenuta da Stefano Brancorsini, Silvia Pellegrini, Renato Fani dell’Ordine dei Biologi della Toscana e dell’Umbria e da Lucia Zanatta dell’Ordine del Triveneto, che Silvia Pellegrini, Direttore della Scuola di Specializzazione in Patologia Clinica e Biochimica Clinica dell’Università di Pisa, illustra nell’Opinione in allegato, dal titolo ”Il futuro della medicina di laboratorio in una prospettiva multidisciplinare e inclusiva”, apparsa sul numero di gennaio della rivista ”Biochimica Clinica”, pubblicata da Minerva Edizioni.
L’articolo evidenzia come le immatricolazioni dei medici alle Scuole di Specializzazione appartenenti all’ambito della Medicina di Laboratorio “mostrano dati allarmanti, con percentuali di contratti non assegnati che nel 2024 hanno toccato l’89% per la Microbiologia e Virologia, l’85% per la Patologia Clinica e Biochimica Clinica, l’83% per la Farmacologia e Tossicologia, il 74% per la Statistica e Biometria e il 38% per la Genetica Medica”.
Eppure, la Medicina di Laboratorio è fondamentale, perché di supporto a tutti i settori clinici, dalla prevenzione, alla diagnosi, al monitoraggio della risposta terapeutica. Quindi, ”In una prospettiva di una Medicina di Laboratorio sempre più specialistica e complessa, che già si avvale dell’utilizzo dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale, figure professionali sanitarie diverse dai medici assumono crescente importanza. Nello specifico, i laureati in Biologia o discipline affini, che abbiano conseguito la specializzazione in Patologia Clinica e Biochimica Clinica come pure in Microbiologia e Virologia o in Genetica Medica, possono dare un indubbio e fondamentale contributo all’attività diagnostica di laboratorio”. Tanto è vero che ”Sono molti i biologi che ricoprono posizioni apicali, in quanto Professori Universitari Direttori di Scuole di Specializzazione o Direttori di Strutture Operative Complesse (SOC), Dipartimentali (SOD) o Semplici (SOS). In Toscana, ad esempio, almeno sei SOC, sei SOD e nove SOS di Medicina di Laboratorio sono attualmente dirette da biologi”. Da qui, si sottolinea nell’articolo, la necessità “di garantire il riconoscimento e la valorizzazione di quei laureati, impropriamente etichettati con il termine collettivo di “non medici”, che mostrano grande interesse e genuina passione per le specializzazioni del nostro ambito” e l’istituzione di “un concorso nazionale unico per l’accesso alle Scuole di Specializzazione, con un numero di posti a concorso pari al fabbisogno complessivo di specialisti del settore indipendentemente dal tipo di laurea”. Tutto ciò consentirebbe di ovviare alla mancata assegnazione delle borse di studio ai non medici, sebbene frequentino Scuole di Specializzazione con identici obblighi formativi di quelle dei medici. La differenza è sostanziale in quanto ad oggi non è garantito “alcun riconoscimento economico e alcuna tutela previdenziale agli specializzandi non medici, pur lavorando nello stesso ambiente, gomito a gomito, e con gli stessi doveri degli specializzandi non “non medici”, che godono invece di tutti i diritti economici e giuridici.
Ecco l’articolo pubblicato.
Ultimo aggiornamento
1 Febbraio 2025, 20:24
Ordine dei Biologi della Toscana e dell'Umbria