Intervento del presidente dell’OBToU, prof. Renato Fani, all’ Assemblea Nazionale dell’Associazione Italiana LIONS per il Diabete
Data:
12 Giugno 2025

In occasione della XXXIV Assemblea Nazionale dell’Associazione Italiana LIONS per il Diabete (AILD), che si è svolta il 5 giugno al Ministero della Salute a Roma, l’ordine dei biologi dell’Umbria e della Toscana ha avuto un duplice ruolo. Non solo il presidente dell’OBToU, prof. Renato Fani è stato chiamato a intervenire (il discorso lo troverete a seguire), ma è stato firmato un protocollo d’intesa fra l’Ordine dei Biologi della Toscana e dell’Umbria con l’Associazione Italiana LIONS per il Diabete (AILD) per un collaborazione strategica volta a rafforzare le attività congiunte nella prevenzione, cura e ricerca sul diabete.
Intervento del prof. Renato Fani
Il ruolo della genetica nel Diabete, Renato Fani: Prof. Ordinario di Genetica, Università di Firenze; Presidente dell’Ordine dei Biologi della Toscana e dell’Umbria
Il diabete mellito (DM) è un insieme di malattie metaboliche caratterizzate da alterazioni del metabolismo del glucosio, che causano iperglicemia e intolleranza al glucosio. Il diabete può essere causato dall’incapacità dell’organismo di produrre insulina, dalla resistenza all’azione dell’insulina o da entrambi i fattori. È una delle malattie maggiormente in crescita nel mondo, e si stima che entro il 2045 saranno oltre 783 milioni gli adulti colpiti sull’intero pianeta. Rappresenta, perciò, uno dei disturbi endocrinologici più comuni al mondo e la sua prevalenza è in aumento a causa di fattori di rischio fisiologici come il livello socioeconomico, lo stress, l’obesità, l’iperlipidemia e l’ipertensione. Oltre a questi, cambiamenti nei modelli comportamentali, quali uno stile di vita e abitudini alimentari non salutari, possono contribuire in modo significativo alla comparsa del diabete. Il DM ha effetti importanti su diversi organi del corpo come cuore, reni, nervi e occhi, e può portare allo sviluppo di diverse complicanze micro- o macrovascolari che possono persistere nel tempo. Il rapido aumento globale dei casi di diabete, che influisce sull’aspettativa e sulla qualità della vita delle persone, rappresenta perciò un onere significativo per la salute pubblica della società.
Si tratta di una malattia complessa caratterizzata da una intricata interazione di differenti variabili: genetiche, epigenetiche e ambientali. Molteplici indagini genetiche hanno rivelato una qualche componente ereditaria sia del diabete che delle sue complicanze correlate. Nel XXI secolo, i progressi tecnologici (studi di associazione genomica, sequenziamento di nuova generazione e sequenziamento dell’esoma) hanno portato all’identificazione di varianti genetiche associate al diabete; tuttavia, queste varianti possono spiegare solo una piccola parte dell’ereditarietà totale della condizione.
epigenomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica e metagenomica contribuiranno a una migliore comprensione dei determinanti genetici nella progressione di malattie metaboliche come il diabete. Gli sviluppi tecnologici, computazionali e collaborativi continuano a scoprire nuovi fattori di rischio genetici per il diabete. Vi sono elevate prospettive per un trattamento personalizzato del diabete in futuro, basato su una maggiore conoscenza del profilo genetico molecolare dei pazienti.
INTRODUZIONE
Il diabete mellito (DM) è un insieme di diverse malattie metaboliche caratterizzate da alterazioni del metabolismo del glucosio, che causano iperglicemia e intolleranza al glucosio. Il diabete può essere causato dall’incapacità dell’organismo di produrre insulina, dalla resistenza all’azione dell’insulina o da entrambe le cause. Il DM è uno dei disturbi endocrinologici più comuni al mondo. La sua prevalenza è in aumento a causa di fattori di rischio fisiologici come il livello socioeconomico, lo stress, l’obesità, l’iperlipidemia e l’ipertensione. Oltre a questi, cambiamenti nei modelli comportamentali, come stili di vita e abitudini alimentari non salutari, possono contribuire in modo significativo alla patogenesi del diabete. Il DM ha un effetto devastante su diversi organi del corpo come cuore, reni, nervi e occhi, e può portare allo sviluppo di diverse complicanze microvascolari o macrovascolari a lungo termine. Il rapido aumento globale dei casi di diabete, che influisce sull’aspettativa di vita e sulla qualità della vita delle persone, rappresenta un significativo onere per la salute pubblica della società.
CLASSIFICAZIONE DEL DIABETE MELLITO
Il diabete mellito (DM) può essere ampiamente classificato in quattro tipi (Figura 1), ovvero il diabete mellito di tipo 1 (T1DM), il diabete mellito di tipo 2 (T2DM), il diabete mellito gestazionale (GDM) e il diabete mellito giovanile ad esordio nell’età adulta (MODY)[7]. Tra questi, il diabete mellito di tipo 2 è la forma di diabete più diffusa e rappresenta il 90% di tutti i casi a livello mondiale.
Diabete mellito di tipo 1
Il diabete mellito di tipo 1 (T1DM) è anche noto come diabete mellito insulino-dipendente (IDDM) o diabete giovanile. Il T1DM è causato dalla distruzione autoimmune delle cellule beta pancreatiche da parte di una risposta infiammatoria mediata dalle cellule T, con conseguente riduzione della produzione di insulina. Il T1DM rappresenta circa il 5-10% degli individui a cui viene diagnosticato il diabete e circa l’80-90% dei casi di diabete tra bambini e adolescenti[8]. L’interazione tra linfociti T e autoantigeni causa la morte delle cellule beta. Nei neonati e nei bambini, il tasso di perdita di cellule beta è relativamente variabile, con una rapida progressione. Gli adulti hanno maggiori probabilità di sviluppare la forma lentamente progressiva, comunemente nota come diabete autoimmune latente dell’adulto (LADA). In questa fase, l’organismo secerne poca o nessuna insulina e i pazienti spesso diventano dipendenti dall’insulina per sopravvivere[2,9].
Diabete mellito di tipo 2
Il T2DM è il tipo di diabete più comune e rappresenta quasi il 90% di tutti i casi a livello globale. Il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) è caratterizzato da insensibilità all’insulina causata da insulino-resistenza, scarsa produzione di insulina e distruzione delle cellule beta pancreatiche. L’aumentata richiesta di insulina nei tessuti bersaglio causata dalla resistenza all’insulina non può essere soddisfatta a causa di anomalie delle cellule beta, con conseguente iperglicemia[10]. Il diabete mellito di tipo 2 è una condizione complessa caratterizzata da una combinazione di variabili genetiche e ambientali, come stress, obesità e mancanza di attività fisica[11].
Diabete mellito gestazionale Il diabete gestazionale è più comune nelle donne in gravidanza e rappresenta circa il 7% di tutti i casi di gravidanza. Le donne con una storia di diabete gestazionale hanno una probabilità 10 volte maggiore di sviluppare diabete mellito di tipo 2 postpartum, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici in futuro[12]. Inoltre, i figli di donne in gravidanza con diabete gestazionale sono a rischio di anomalie legate al metabolismo del glucosio e hanno una probabilità dal 40 al 60% di sviluppare il diabete in età adulta[13]. Le donne con una storia familiare di diabete e le donne obese hanno maggiori probabilità di sviluppare diabete gestazionale[14]. Diabete ad esordio nell’età adulta Il MODY, una variante monogenica del diabete di tipo 2, ha un modello di ereditarietà autosomica dominante ed è caratterizzato principalmente da anomalie nella secrezione di insulina, tuttavia con un’azione insulinica normale[15]. Il MODY si verifica generalmente prima dei 25 anni o durante l’infanzia[2]. Si stima che circa il 2-5% dei pazienti con diabete di tipo 2 soffra di MODY. I diversi tipi di MODY sono classificati in base al difetto genetico sottostante: MODY1 (HNF4A); MODY2 (GCK); MODY3 (HNF1A); MODY4 (PDX1); MODY5 (HNF1B); MODY6 (NEUROD1); MODY12 (ABCC8) e MODY13 (KCNJ11). DIABETE MELLITO ATIPICO Esistono due tipi atipici di diabete mellito: il diabete mellito atipico (LADA) e il diabete mellito a tendenza chetosica (KPDM), entrambi soggetti a diagnosi errate, con conseguente inefficacia della gestione.
Diabete autoimmune latente dell’adulto
Il diabete autoimmune latente (LADA) è un tipo di diabete autoimmune simile al diabete di tipo 1, ma l’esordio avviene in età adulta e progredisce lentamente verso l’insufficienza insulinica assoluta rispetto al diabete di tipo 1 classico a esordio infantile, che richiede una tempestiva terapia insulinica esogena[16]. Circa il 2-12% di tutti i pazienti con diabete mellito può essere affetto da LADA[17]. La maggior parte dei pazienti con LADA non necessita di insulina al momento della diagnosi; tuttavia, presentano autoanticorpi specifici per il diabete. Di conseguenza, presentano caratteristiche sia del diabete di tipo 1 che del diabete di tipo 2 e sono a rischio di una diagnosi errata di diabete di tipo 2[18]. Secondo studi provenienti da Cina, Corea, India ed Emirati Arabi Uniti, la prevalenza di LADA è rispettivamente del 5,7%, dal 4,4% al 5,3%, dal 2,6% al 3,2% e del 2,6%[19]. L’utilizzo di strumenti di valutazione del rischio clinico (età di insorgenza del diabete < 50 anni, sintomi acuti di iperglicemia al momento dell’insorgenza, indice di massa corporea < 25 kg/m2, anamnesi familiare o personale di malattia autoimmune) e la valutazione del livello di peptide C possono aiutare a identificare gli individui a più alto rischio di LADA negli adulti[19].
Diabete mellito a predisposizione alla chetosi
La chetoacidosi diabetica è una complicanza potenzialmente fatale ma trattabile del diabete mellito, caratterizzata da iperglicemia, acidosi metabolica e chetonemia a seguito di insufficienza insulinica assoluta o relativa[20]. Sebbene la prevalenza effettiva del diabete mellito a chetoacidosi diabetica (KPDM) sia sconosciuta, gli uomini hanno una prevalenza maggiore rispetto alle donne[21]. I pazienti con KPDM mostrano in genere un’anamnesi acuta e molto recente (per lo più < 4 settimane) di sintomi iperglicemici come poliuria, polidipsia e perdita di peso[22,23].
Foto gallery dell’evento








LINK AL VIDEO DELL’INTERVENTO
Ultimo aggiornamento
16 Giugno 2025, 19:03
Ordine dei Biologi della Toscana e dell'Umbria